CO+HOUSING E DINTORNI – Istruzioni per l’uso

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logo co+cohLa società contemporanea cambia e si evolve alla velocità della luce, i tradizionali modelli lavorativi, abitativi e sociali hanno da tempo dimostrato forti segni di cedimento e le strutture e istituzioni faticano ad adeguarsi. Sono quindi i cittadini spesso a cercare e proporre soluzioni nuove che rispondano meglio alle loro esigenze. Fra queste vi è il Cohousing, di cui ci ha parlato Stefano Bassan lo scorso aprile nell’ambito degli incontri “Rigenerazione territoriale”.

Il Cohousing nasce dall’esigenza di riportare, in una società sempre più individualista, l’uomo e la sua dimensione sociale al centro dell’abitare moderno e recuperare l’aiuto reciproco e il senso di comunità quali modalità naturali di un vivere sereno e attivo. Ma il Cohousing può anche aiutare a risolvere il problema dei sempre maggiori costi dell’abitare quotidiano, avvantaggiandosi delle economie di scala possibili unendosi in gruppo per acquistare e condividere servizi ed utilità. Si può così da un lato risparmiare, dall’altro riuscire a concedersi piccoli o grandi lussi, nella maggior parte dei casi difficilmente sostenibili dal singolo o dalla coppia.

Il segreto sta dunque nel costruire insediamenti abitativi in cohousing nei quali le varie fasi generative vengano condivise e partecipate in modo responsabile e attivo da ciascuno. Seguendo lo “spirito guida” dei gruppi di acquisto è possibile per esempio acquistare in gruppo un terreno su cui edificare la propria casa, o un immobile da ristrutturare, costituirsi in cooperativa e fare fronte tutti insieme alla spesa iniziale e a quelle delle successive fasi costruttive.

Cohousing, sottolinea Stefano, è dunque innanzitutto condivisione:

  • degli spazi: senza limitare l’autonomia delle singole famiglie, che continuano a godere ciascuna della propria unità abitativa, i componenti di un gruppo di cohousing sceglieranno insieme gli spazi e le funzioni da destinare a un uso collettivo quotidiano. Cucine, sale da pranzo, giardini e orti, camere per gli ospiti, sale per la lettura o per le feste, micronidi, laboratori per il fai da te o per la trasformazione dei prodotti coltivati in proprio, auto o biciclette in comune, palestre, sono solo alcuni esempi di spazi a disposizione della comunità che possono nascere in un cohousing.
  • delle responsabilità: il recupero della dimensione di quartiere, o meglio ancora di rione, e la creazione di una rete sociale solidale permettono di condividere alcune responsabilità quotidiane, come la cura dei bambini e degli anziani, la preparazione dei pasti, il doposcuola o l’assistenza ai familiari disabili. In un cohousing tutti gli abitanti sono chiamati, a vario titolo e secondo il proprio tempo e le proprie disposizioni naturali e scelte, a occuparsi della gestione e manutenzione di spazi e attività.
  • del processo decisionale: ogni cohousing nasce da un processo partecipativo nel quale le decisioni vengono prese dall’intera comunità, senza un ordine gerarchico e non all’unanimità.

Questa particolare ecologica forma di abitare, da molti considerata nuova, è in realtà antica nella sua natura più profonda. Proviene infatti dallo spirito comunitario e solidale che ha da sempre caratterizzato e animato le piccole comunità rurali e rionali, in cui la vita è condivisa in modo semplice e partecipato e prevale il senso dell’appartenere a un luogo e a una comunità di persone.

Un Cohousing può oggi sorgere dall’iniziativa spontanea di gruppi di vario tipo (gruppi di amici o colleghi, associazioni di varia natura, comunità laiche o religiose, etc) che condividono un medesimo percorso di vita o che considerano l’andare ad “abitare insieme” come un’evoluzione naturale del loro “stare insieme” quotidiano. Può anche sorgere da un’iniziativa pubblica, se un Comune mette per esempio a disposizione lotti di terreno a prezzo agevolato riservandoli a gruppi di cohousers impegnati magari in attività solidali rivolte alla comunità locale. Un Cohousing può provenire anche da un privato che dispone di aree edificabili e intende capitalizzarne il valore in modo ecologico ed etico. L’iniziativa può infine provenire da agenzie, società immobiliari, imprese di costruzioni, cooperative, banche o professionisti del settore, architetti e ingegneri.

Ai partecipanti, al termine della presentazione, Stefano ha infine proposto un questionario che consente un’autovalutazione del proprio interesse e facilita la comprensione dei contenuti e delle fasi generative di un Cohousing, nonché la creazione di una rete fra singoli potenziali cohousers: gruppi di amici o altri soggetti interessati a dar vita a Padova e dintorni a prototipi reali di comunità di cohousers e di un osservatorio delle iniziative in atto, punto di riferimento informativo per quanti volessero sapere come fare per dar vita a un cohousing.

Ad oggi si sta costituendo un piccolo gruppo di giovani padovani vicini a CO+ impegnati in diverse attività lavorative e tra loro amici, che con l’aiuto di Stefano stanno verificando la fattibilità di un Cohousing urbano nel centro di Padova.

Qui le slide dell’incontro

Per saperne di più, invece, potete contattare Stefano Bassan: bassanstefano@gmail.com o visitare il sito: http://www.archilovers.com/stefano-bassan/

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